Vocabolario Dantesco Latino
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scatescentia, -e (s.f.)

DEFINIZIONE:
1. rampollamento (Torri Ep., Fraticelli Ep.), rigerminare (Monti Ep.), tumore purulento (Pistelli, Piccola antologia, Frugoni Ep., Del Monte Ep., Jacomuzzi Ep.), scaturigine (Lokaj Ep.), suppurazione morbosa (Vinay Ep.), infezione (Chiappelli Ep., Pastore Stocchi Ep.), agitazione (Villa Ep.), ribellione (Baglio Ep.).
Ep. VII 22 Quid, preses unice mundi, peregisse preconicis cum cervicem Cremone deflexeris contumacis? nonne tunc vel Brixie vel Papie rabies inopina turgescet? Ymo, que cum etiam flagellata resederit, mox alia Vercellis vel Pergami vel alibi returgebit, donec huius scatescentie causa radicalis tollatur, et radice tanti erroris avulsa, cum trunco rami pungitivi arescant.
FREQUENZA:
Ep. 1
INDEX LOCORUM:

scatescentie, Ep. VII 22

LOCUZ. E FRAS.:
VARIANTI E/O CONGETTURE:

scatescentie causa radicalis] scatescentie causa radicalis P et edd., scatascentie causa radicalis V, rabies M

CORRISPONDENZE:
Voce corrispondente nelle opere volgari di Dante:
Latino classico e tardoantico:
Latino medievale:
Lessicografi medievali:
Commentatori danteschi:

NOTA:

Prima att. Deverbale da scatesco, incoativo di scateo. 

La lezione di M (rabies in luogo di scatescentie causa radicalis) è da considerarsi facilior, mentre la variante scatascentie di V è riconducibile alla fenomenologia di un errore da contesto commesso dal copista, che replica la vocale della prima sillaba sca-. Il v. *scatasco da cui dovrebbe derivare non risulta infatti mai att. e tutti i lessicografi mediev. registrano compattamente la forma scatesco, da cui scatescentia (Papias, s.v. scatebra; Osberno, S lx s.v. scateo; Uguccione, S 234, 1-2, s.v. scateo; Balbi, s.v. scateo). 

Il signif. del lemma è diversamente interpretato dagli studiosi (cfr. Definizione). Nel contesto ampio in cui ricorre scatescentia il lessico impiegato è quello tecnico-scientifico della medicina (vd. contagio, commaculo, contabesco, exhalo, fetor, inficio, languidus, pernicies, sanies, vitio in VDL), per sviluppare l’immagine di Firenze origine di un'infezione anti-imperiale contagiosa («scatescentie causa») dalla quale sono scaturite le rivolte delle città del Nord Italia, che sul suo esempio si ribellano all'imperatore. Anche le traduzioni dei due volgarizzamenti trecenteschi di Ep. VII, che rendono scatescentia con pizzicore, rinviano a uno stato infiammatorio che provoca prurito (vd. TLIO s.v. pizzicore 1 e 1.1). Il campo semantico di ‘infezione’ risulta dunque quello più appropriato per scatescentia, dato il contesto lessicale e metaforico in cui D. usa il termine.

Il neologismo scatescentia, nella variante scatascentia, viene adoperato da Mussato nel prologo della Traditio civitatis Padue ad Canem Grandem, composta tra la fine del 1328 e i primi mesi del 1329, con il signif. di pullulare in rif. alla stirpe di Caino che infettò il mondo (cfr. Gianola, Arrigo VII e Albertino Mussato, pp. 191-192). Mussato, Traditio, p. 108: «Infecit inde orbem terre scatascentia stirpis Caym in etate primeva, que penitentem Deum talis creature delere aquarum inundatione coegit». Il termine è att. anche nel lat. umanistico in un’ep. di Francesco Filelfo a Cicco Simonetta datata 25 febbraio 1461, dove occorre legato alla sfera corporale, per indicare una malattia, Epist. XVI 14: «nec illius sane corporalis hulceris, cuius tumore ac putrescenti scatescentia non minus torquetur assidue quam stranguriae» (LLT-B).

Per approfondimenti sulla problematica filologica ed ermeneutica del termine, cfr. Vagnoni, Interazione.

AUTORE: Elena Vagnoni.
DATA REDAZIONE: 23.05.2021.