Vocabolario Dantesco Latino
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Marchia Trivisiana, De vulg. I x 5; Ep. I 1
NOTA:
Coronimo composto, sost. f. (marchia -e) + agg. f. (Trivisiana, -e), per designare la Marca Trevigiana, territorio corrispondente all'incirca all’attuale Veneto, in cui D. ricomprende anche la città di Venezia («Marchia Trivisiana cum Venetiis») e che elenca in De vulg. I x 5 tra le regiones a sinistra dello iugum Apen(n)ini. Il lemma ricorre anche nella salutatio di Ep. I 1, indirizzata al cardinale Niccolò da Prato, nominato paciere (vd. la voce paciarius in VDL) in Toscana, Romagna, nella Marca Trevigiana e nelle zone adiacenti da papa Benedetto XI (vd. la bolla pontificia del 31 gennaio 1304: «[..] te in eisdem provinciis Tuscie, Romaniole, Marchie Tervisine ac partibus circumadiacentibus constituimus pacis de ipsorum fratrum consilio servatorem ac paciarium in eisdem provinciis et partibus», Le registre de Benoît XI, n. 1172, p. 723). D. fa rif. alla Marchia Trivisiana anche in De vulg. I xix 1: «Hoc [scil. latium vulgare] enim usi sunt doctores illustres qui lingua vulgari poetati sunt in Ytalia, ut Siculi, Apuli, Tusci, Romandioli, Lombardi et utriusque Marchie viri». Come notano i moderni commentatori, l'espressione utriusque Marchie viri è problematica, perché le Marchie citate nel trattato sono tre e non due (Marchia Genovese, Anconitana e Trevigiana): secondo Tavoni De vulg., p. 1360 «è probabile che Dante qui avesse in mente, come dà per scontato Marigo, la Marchia Trevigiana e quella Anconitana, contigue a Lombardia e Romagna».
Si rilevano occorrenze del coronimo nelle fonti latine a partire dal XII sec. e diviene poi di uso frequente nel corso del sec. successivo, quando il vicario imperiale Ezzelino III da Romano ne conquistò tutte le principali città (Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Feltre, Belluno), su cui cfr. la voce Marca Trevigiana (Marchia Trivisiana) in ED e Tavoni De vulg., p. 1249.
Per il poleonimo Tarvisium e il relativo etnico si rileva fin dall’Antichità una proliferazione di varianti. Già il Forcellini s.v. Tarvisium registra le forme Tarvisum, Tarvisus, Tarvisium e per l’agg. le varianti Tarvisanus, Tarvisianus e Tarvisinus. In epoca medievale si assiste a una diffrazione quasi incontrollata di deformazioni morfologiche, che coinvolgono non solo la parte finale del lemma, che nel poleonimo può avere come esito -visum/-visus/-visium e nell’agg. -visianus/-visinus/-visanus, ma anche la sillaba incipitaria, att. nelle forme Tar-/Ter-/Tri-. Per l'etnico sono dunque att. le seguenti varianti: Tarvisanus/Tervisanus/Trivisanus; Tarvisianus/Tervisianus/Trivisianus; Tarvisinus/Tervisinus/Trivisinus; anche con passaggio dalla I alla II classe aggettivale: Tarvisensis/Tarvisiensis/Tervisiensis/Trivisiensis e Tarvisanensis/ Tarvisianensis/Tervisianensis/Trivisianensis.
Un’approfondita ricerca nei corpora disponibili ha restituito come varianti maggioritarie per il coronimo le forme Marchia Tervisina (presente anche nella bolla pontificia del 31 gennaio 1304), Marchia Tarvisina e Marchia Trivisina. Si rilevano anche, sebbene con minor frequenza, le forme Marchia Tervisana, Marchia Trivisana e Marchia Trivisiana (su cui vd. Corrispondenze).
Proprio la minoritaria forma Trivisianus è tràdita quasi compattamente dai mss trecenteschi del De vulgari eloquentia, non solo nell’occorrenza di Marchia Trivisiana in I x 5, ma anche nelle due ricorrenze dell’etnonimo Trivisiani in I x 6 e I xiv 5 (vd. il voce Trivisiani in VDL). Nei codici il lemma è in alcuni luoghi abbreviato nella prima parte con i soprascritta a t (tivisiana, tivisianis, tivisianos), compendio da sciogliere correttamente in tri- e non ter- o tar- (così ai ff. 95v e 96r di B), come confermano le altre att. del lemma trascritte per esteso, trivisiana, trivisianis e trivisianos (così ai ff. 7v e 10v di G; ai ff. 4v e 6r di T). Si registra un’unica occorrenza della forma Trivisanus al f. 8r del ms. G, nella lezione tivisanis.
Per quanto riguarda l'occorrenza di Marchia Trivisiana in Ep. I 1, nel ms. V, codice unico di Ep. I, il lemma è drasticamente abbreviato in «mar. ti.» (f. 60r) e ciò ha determinato nella tradizione editoriale una trafila di proposte di scioglimento congetturale (vd. Varianti e/o congetture). Nel 1967 Mazzoni Ep., p. 16 ha proposto di sciogliere l'abbreviazione ti. con la forma Trivisiana, anziché Tarvisina o Tervisina degli editori precedenti, proprio sulla base dell’occorrenza di Marchia Trivisiana in De vulg. I x 5 e di Trivisianis e Trivisianos in De vulg. I x 6 e I xiv 5, forme concordemente accettate dagli editori del trattato. Sulla questione è tornato da ultimo Pontari, L'Onomasticon del Vocabolario Dantesco Latino, p. 198, secondo il quale proprio la forma Trivisiana sarebbe quella da restituire nella salutatio di Ep. I: «non muove problemi la sillaba incipitaria, sicuramente tri- anche nell’epistola, dato che il manoscritto V tramanda chiaramente come ‘drastico compendio’ una t. puntata con una i soprascritta, da sciogliere in tri- come già avvertiva Mazzoni, mentre per la seconda parte della parola è ragionevole proporre come scioglimento congetturale -visiana, per aderenza e conformità con la forma tràdita dai testimoni del De vulgari eloquentia».