Vocabolario Dantesco Latino
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NOTA:
Latibulum, derivato da lateo, è att. nel lat. class. con il signif. di latebra (vd. ThLL s.v. latibulum), di «locus in quo aliquis latet» (vd. Forcellini s.v. latibulum), indicando i nascondigli di animali o uomini corporaliter (e quindi in senso proprio, vd. ThLL s.v. latibulum 1). A partire da un'età più tarda il sost. è impiegato anche in senso traslato a indicare un nascondiglio - per così dire - non fisico (incorporaliter, vd. ThLL s.v. latibulum 2; «hidingplace, refuge», vd. Lewis-Short s.v. latibulum II).
I medesimi signif. sono conservati dal lat. mediev. (vd. es. DMLBS s.v. latibulum) dove - secondo quanto emerge dalla consultazione delle banche dati - l'utilizzo di latibulum in senso fig. appare minoritario rispetto al senso proprio (registrato dai principali lessicografi del tempo, vd. Lessicografi mediev.).
Nel minoritario impiego fig. si inseriscono le due occorrenze del sost. nella produzione lat. dantesca: in Ep. XI 17 D. utilizza latibula a indicare le biblioteche ecclesiastiche in cui i testi sacri - rappresentati qui da Gregorio, Dionigi l'Areopagita, Giovanni Damasceno e Beda - giacciono trascurati (nel testo, però, l'agg. neglectus è riferito a latibulis per ipallage; vd. Baglio Ep., p. 207, n. ad loc.). Allo stesso modo, i latibula di Mon. I i 5 - che richiamano il precedente latens («Cumque inter alias veritates occultas et utiles, temporalis Monarchie notitia utilissima sit et maxime latens et, propter non se habere inmediate ad lucrum, ab omnibus intemptata, in proposito est hanc de suis enucleare latibulis») - indicano metaforicamente i "nascondigli" (vd. Chiesa-Tabarroni Mon., p. 6, n. ad loc.) da cui D. estrarrà le nozioni sulla temporalis Monarchia, fino a quel momento trascurate.
Nella produzione volgare di D. ricorre in un unico passo (Par. XIX 67) il termine latebra, latinismo equivalente per signif. a latibulum (la sinonimia è registrata da Uguccione, L 35, 2 e Balbi s.v. latibulum) e impiegato - come osservato per le opere lat. - con valore fig. a indicare un «luogo segreto, occulto, con rif. al mistero che prima nascondeva l'essenza della giustizia divina» (vd. latebra in VD).
Oltre a latibulum, D. impiega anche i termini corradicali latens e lateo.