Vocabolario Dantesco Latino
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NOTA:
Il v., derivato da re- e quaero, è att. dall'età class. con differenti sfumature semantiche, in quanto vale primariamente «quaero, diligenter quaero, rursus aut saepius quaero» (vd. Forcellini s.v. requiro I 1), ma anche «sciscitari, percontari, interrogare» (vd. Forcellini s.v. requiro I 2), «observare, custodire, diligenter servare, implere» (vd. Forcellini s.v. requiro I 3), «poscere, petere, velle, quaerere» (vd. Forcellini s.v. requiro I 3) e, fig., «Requirere dicuntur qui quod vellent, abesse sentiunt, queruntur et desiderant» (vd. Forcellini s.v. requiro II). In età patristica, poi, requirere ricorre anche con il signif. di «revendiquer, s'inquiéter de, s'occuper de» (vd. Blaise Patr. s.v. requiro 3 e 4). I medesimi signif. sono conservati generalmente anche dal lat. mediev. (vd. es. DMLBS s.v. requirere).
D. ricorre al v. un certo numero di volte nella sua produzione lat., la quasi totalità delle quali prevede che requirere sia utilizzato con il signif. di 'richiedere, esigere' in modo tale che determinati requisiti del ragionamento (ma anche della tecnica poetica, vd. es. De vulg. II xi 5) siano soddisfatti. Unica è l'occorrenza del v. nel signif. di 'ricercare' (Ep. IV 6). A proposito della frase «cum per sancte religionis virum fratrem L. civilitatis persuasorem et pacis, premoniti atque requisiti sumus» di Ep. I 8 annota Baglio Ep., p. 68, n. ad loc., che si tratta di un cum narrativo che regge un v. all'indicativo e, sulla scorta di Renucci, Dante disciple, pp. 61 e 151, sottolinea come sia una delle «particolarità del latino medievale presenti nella lettera, insieme a quantis per quot, ubi forte per si forte (par. 2), polluxit per pollicita est (par. 4)».