Vocabolario Dantesco Latino
www.vocabolariodantescolatino.it
NOTA:
L'avv., derivato da immediatus, non è att. nel lat. class. e tardoant.: il Forcellini (s.v. immediate) registra come unica occorrenza del termine un brano del De unitate et uno attribuito a Boezio («magis una est omnibus unitatibus quae ducunt ad esse caeteras substantias, eo quod immediate adhaeret primae unitati quae creavit eam», CC), opera in realtà di Domenico Gundisalvo (vd. Mirabile).
Immediate, quindi, trova la sua origine nel lat. mediev. (nella doppia grafia inmediate/immediate) con il signif. di «immédiatement, directement, sans intermédiaire» (vd. Blaise Mediev. s.v. immediate), sia «w. ref. to causation» (e quindi con applicazioni nel campo filosofico, vd. DMLBS s.v. immediate 1), sia con rif. all'aspetto giuridico, spaziale e temporale (vd. DMLBS s.v. immediate 4, 6 e 7).
Le prime att. dell'avv., grazie alla consultazione delle banche dati, sembrano attribuibili al IX sec., ove ricorrono nelle opere di Giovanni Scoto Eriugena (vd. es. Exp. hier., 4, LLT); scarsissime sono le occorrenze prima del XII sec. (l'unica parrebbe essere Dipl. Henr. III, 402, MGH), mentre il numero aumenta drasticamente nel XIII sec., dove immediate ricorre in testi di vario genere (ma specialmente scolastici).
Sebbene non presente nei principali lessicografi mediev., l'avv. è registrato da Firminus Verris (s.v. immediatus) solo nel suo aspetto temporale: «Immediate - adverbium - (...) statim et comparatur Immediatius - adverbium - (...) citius».
Nella sua opera lat. (la maggioranza delle occorrenze è rappresentata dalla Mon.) D. ricorre al termine con il signif. di 'senza mediazione' (l'unico passo che parrebbe sottintendere un'assenza di mediazione di tipo spaziale potrebbe essere De vulg. II vii 5). L'avv. lat. immediate, però, ricorre anche in un unico luogo del Conv. (I vii 16) a «rafforzare l'idea di stretta vicinanza nello spazio (...). Posto a chiusura del capitolo, il termine contribuisce forse, anche per la sua concisione, a dar rilievo e solennità a tutto il periodo» (immediate in ED). Nelle opere volg. ricorre l'avv. immediatamente (in ED, L. Graziuso), ora con il signif. di 'subito, senza indugio', ora di 'direttamente', ora a «indicare, figuratamente, una successione nello spazio».
Interessante è quanto si verifica nel ms. F in Mon. I xi 16. L'indebita aggiunta di non prima dell'avv., infatti, origina la litote non inmediate, non sostenibile nel contesto in quanto porta nella direzione opposta quanto affermato da D.: se chiaramente «Monarche inest cura de omnibus» senza mediazione alcuna (inmediate), non è possibile che tale cura gli competa non inmediate.
Oltre a inmediate, nelle opere lat. dantesche è att. anche l'agg. collegato inmediatus.