Vocabolario Dantesco Latino
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NOTA:
L'agg., participio perfetto di perficio, nel lat. class. vale essenzialmente «finished, complete, perfect, excellent, exquisite» (vd. Lewis-Short s.v. perficio) e assume uno specifico signif. morale e spirituale nel lat. cristiano: «parfait, observateur scrupuleux de la loi divine» e 'battezzato' (vd. Blaise Patr. s.v. perfectus 2). I signif. individuati ricorrono anche nel lat. mediev.
D. si inserisce nella tradizione d'uso del vocabolo, impiegandolo nel senso di 'perfetto in quanto completo, compiuto'. Oltre a perfectus (e al suo contrario imperfectus), D. ricorre anche ai termini collegati perfecte, perfectio, perfectivum e perficio.
Tra i principali lessicografi mediev. l'unico a registrare l'agg. è Isid. (Orig. X 202), che glossa il termine come 'ciò cui non può essere aggiunto nulla'; sinon. di perfectus, invece, sono registrati da Firminus Verris (s.v. perficio): «Perfectus .a .um - (...) consummatus, completus, peractus, ad finem deductus». Interessante è notare che Isid., dopo aver presentato il signif. della parola, aggiunge una notazione circa una particolarità grammaticale dell'aggettivo, ossia il fatto che non può possedere il grado comparativo («si dixeris: 'Ille perfectior est,' iste perfectus non erit»). A questa regola, però, D. (come già, es. Alberto Magno, Comm. in IV Sent., d. 27 H, a. 9) contravviene in De vulg. I x 2 («in perfectiori dulciorique loquela») e in Ep. XIII 17 («ut facilior et perfectior sit»).