Il sost., derivato da
patior, è att. in età abbastanza tarda con fumature di signif. differenti. Vale, infatti, «perturbatio animi» (voce, peraltro, che non pare att. prima di Apuleio; vd.
ThLL s.v.
passio I A 1) e «quaelibet affectio (sc. mutationes, corruptiones sim. et quaecumque cui contingunt vel fortuito adhaerent)» (vd.
ThLL s.v.
passio I A 2), ma indica anche come parte del lessico medico le «affectiones corporis aegri» (vd.
ThLL s.v.
passio I B) e l'«idée de passif» nel lessico grammaticale (vd.
Gaffiot s.v.
passio 5). Nell'ambito della semantica della sofferenza, poi,
passio indica la 'sopportazione di un male' (vd.
ThLL s.v.
passio II A) o, nel lessico cristiano, la Passione di Cristo o la
passio di un martire (vd.
ThLL s.v.
passio II B).
I signif. individuati ricorrono anche nel lat. mediev. (vd. es. DMLBS s.v.
passio) che, però, dota il vocabolo di ulteriori sensi marcatamente legati all'ambito filosofico:
passio, infatti, è l'«action de recevoir un effet» (vd.
Blaise Mediev. s.v.
passio 4) e un «accident of substance, quality, attribute, property» (vd. DMLBS s.v.
passio 6; per l'impiego nel lessico filosofico vd. anche
Lex. Philos. Chauvin s.v.
passio).
Se nelle opere lat. dantesche
passio ricorre un buon numero di volte con i signif. filosofici individuati, nonché con quelli di 'perturbazione dell'animo' e di 'passione' in senso prettamente cristiano, nella produzione volgare il termine
passione (in
ED, A.
Lanci) è att. con i signif. - corrispondenti a quelli lat. sottolineati - di 'moto dell'anima', di «correlativo di 'azione'»; non att. nelle opere lat. (se non nel senso tecnico cristiano di 'Passione di Cristo', presente in
Par. XXIX 98) è il senso di 'sofferenza, patimento' ricorrente solo in
Vita nova XV 2. In
Inf. XX 30 («Ancor se' tu de li altri sciocchi? / Qui vive la pietà quand'è ben morta; / chi è più scellerato che colui / che al giudicio divin
passion comporta?»)
passione è «variamente inteso, a seconda che si riferisca la condanna di Virgilio (vv. 29-30) a D. o agl'indovini (...) puniti nella quarta bolgia (...). La difficoltà dell'interpretazione del passo è anche dovuta all'incertezza della lezione: passion porta / compassion porta / passion comporta». Le interpretazioni proposte dai commentatori, quindi, sono varie: gli indovini «s'arrogano di penetrare gli arcani del futuro usurpando ciò che Dio ha riserbato per se stesso» ossia «al giudizio di Dio apportano sofferenza, o propriamente perturbazione»; «chi è più scellerato di colui che tollera (...) e, quindi, presume, come fa appunto l'indovino, una condizione di passività (passion: 'modificazione passiva', nel senso più generale del greco πάθος e del lat.
passio) per il giudizio di Dio, che è attività per essenza?»; «chi più scellerato di colui che si rivolge a
usurpare divinum officium, illudendosi di potere
per se ipsum praescire certitudinaliter futura contingentia?»; «chi è più scellerato di colui che nella estimazione dei giudizi divini porta passione di affetti umani?»; gli indovini «attribuiscono le passioni umane al consiglio di Dio». I commentatori antichi, invece, tendono a riferire la condanna di Virgilio a «colui che prova pietà per la pena assegnata da Dio ai peccatori dannati e, quindi, a D. stesso (...): cioè passion, quando non è addirittura corretto in compassion, avrebbe il significato, unico nell'uso dantesco del termine, di "compassione", secondo un'accezione presente nel volgare antico».
Il brano, però, potrebbe essere interpretato in maniera differente, accostando il termine
passione al v. lat.
passionare, che si è osservato (vd. anche
Favero,
Qualche considerazione) avere il signif. generico di 'suscitare passioni' e quindi - in rif. al
iudex di
Mon. I
xi 6 - quello tecnico giuridico di 'influenzare il giudice'. I vv. 29-30 di
Inf. XX, quindi, potrebbero essere effettivamente riferiti agli indovini, che sono condannati non per la loro capacità di prevedere il futuro (ovviamente disposto da Dio), bensì per i tentativi di intervenire sul futuro stesso che tale capacità comporta (si prenda come unico es. Anfiarao che, come ben noto, prevista la sua morte a Tebe, cercò invano di sfuggire al suo destino nascondendosi) ossia, in altre parole, per il fatto che tentano di 'influenzare' quanto Dio ha stabilito.
Tornando alle opere lat., resta da sottolineare che
passio ricorre anche - all'interno di una citazione dall'
Ethica ad Nicomachum (1172a 34-36) - in
Mon. I
xiii 4: «Unde Phylosophus ad Nicomacum: "De hiis enim" inquit "que in
passionibus et actionibus, sermones minus sunt credibiles operibus"».
Voce corrispondente nelle opere volgari di Dante:
passione, vd.
VD.
Latino classico e tardoantico:
ampiamente att. con differenti sfumature semantiche (vd.
Nota); con il signif. di «perturbatio animi» (
ThLL s.v.
passio I A 1), di att. tarda, vd. es.
Hier.
In Dan. XIII 8 Quod Graeci vocant πάθος, nos perturbationem magis quam
passionem rectius interpretamur (
CC);
Aug.
Civ. IX 4 Duae sunt sententiae philosophorum de his animi motibus, quae Graeci πάθη, nostri autem quidam, sicut Cicero, perturbationes, quidam affectiones vel affectus, quidam vero, sicut iste [
scil. Apuleius] de Graeco expressius,
passiones vocant (
CC). Con il signif. di 'Passione di Cristo' (
ThLL s.v.
passio II B 1), vd. es.
Tert.
Bapt. 19 Diem baptismo sollemniorem Pascha praestat, cum et
passio domini in qua tinguimur adimpleta est (
CC);
Ambr.
C. Aux. 13 Intellexit Petrus ad suam crucem divinum pertinere responsum; Christus enim non poterat iterum crucifigi, qui carnem
passione susceptae mortis exuerat (
CC).
Latino medievale:
att. con abbondanza e con differenti sfumature semantiche (vd.
Nota); per il signif. di 'perturbazione dell'animo vd. es. T
ommaso d’Aquino,
Summa theol., Ia IIae, q. 28, a. 5, arg. 1 Videtur quod amor sit
passio laesiva (
LLT). Per il signif. di 'azione passiva' vd. es.
Aelredo di Rievaulx,
Dial. an., II (...) quidquid contra voluntatem tuam fit in te, sicut est nocturna illusio, carnis commotio, et caetera huiusmodi,
passioni magis deputantur quam actioni (
LLT). Per il signif. di 'proprietà passiva' vd. es.
Pietro d’Alvernia,
Cont. Th. Cael., Postquam philosophus ostendit propter quid corpora simplicia moventur ad loca sua, et quid est ferri in locum naturalem, prosequitur nunc de differentiis primorum corporum, et de accidentibus et
passionibus ipsorum, secundum quod gravia et levia sunt (
LLT). Per il signif. di 'Passione di Cristo' vd. es.
Tommaso d’Aquino,
De forma absol.
, III 697 Non enim oratione sacerdotis impetratur remissio peccatorum, sed
passione Christi: alioquin si sacerdos esset in peccato mortali absolvere non posset (
LLT).
Lessicografi medievali:
Papias (s.v.
passio):
Passio et propassio differunt: propassio reputatur in culpa non tamen tenetur in crimine. Ergo qui viderit mulierem et eius anima titillata fuerit, hic propassione percussus est. Si vero consenserit et de cognitione in affectum venerit (sicut scriptum est: transierunt in affectu cordis) de propassione transeunt ad
passionem, et hic non voluntas peccandi deest sed occasio (
Mirabile).
Uguccione, P 39, 6-7 (s.v.
pathos): Item a patior hec
passio -nis (...).
Passio dicitur quando caro titillat visa muliere, sed propassio quando ille malus affectus erumpit posterius in effectum (
DaMA).
Commentatori danteschi:
-
Autore: Federica Favero.
Data redazione: 02.07.2023.