ramifico, -are (v.)

1. ramificare (Frugoni Ep.).
Ep. VII 21 Non etenim ad arbores extirpandas valet ipsa ramorum incisio quin iterum multiplicius virulenter ramificent, quousque radices incolumes fuerint ut prebeant alimentum.
Ep. 1

ramificent, Ep. VII 21

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Hapax nel lat. dantesco. Termine raro, estraneo alla latinità class. e assente nei glossari mediev., di cui si registrano solo poche occorrenze in àmbito mediolat. Il lemma è composto dall’unione del sost. ramus e del suffisso -ficare (da facio), il quale ha valore causativo e viene impiegato nella formazione di v. con il signif. di ‘fare, realizzare, compiere’ ciò che è espresso dal primo elemento. Nel caso di ramifico, la prima parte è costituita dal sost. ramus, che sintatticamente è l’argomento interno del v., il cui signif. proprio è dunque quello di ramos facere, ‘produrre rami’.

Il lemma ricorre spesso al passivo (il Blaise Mediev. infatti lemmatizza il verbo come deponente, s.v. ramificor) e in contesti filosofici con il signif. fig. di ‘articolarsi, suddividersi, diffondersi’ (vd. Corrispondenze). In Ep. VII 21 il v. è rif. ai rami di un albero che, una volta potati, ramificano di nuovo se non si asportano le radici. Il lemma, sebbene utilizzato con il signif. proprio di ramos facere, è tuttavia inserito all’interno di un’ampia metafora vegetale nella quale Firenze, causa dei disordini nel nord Italia, è paragonata a una pianta che deve essere divelta: per estirpare un albero non è sufficiente tagliarne solo i rami, ma è necessario asportare le radici che apportano nutrimento per evitare che vengano prodotti nuovi rami. 

Nei volgarizzamenti di Ep. VII il passo è tradotto con «certo non vale a diradicare li alberi el tagliamento de’ rami, anzi allora molto più verzicando, ramiscono, infino che le radici sono intere e danno alimento» (volg. A) e «in verità egli non vale a diradicare gli alberi il tagliamento de’ rami; anzi ancora moltiplicando, essendo verdi, rifanno rami, infino a tanto che le radici sono sane, acciocch’elle dieno alimento» (volg. B).
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Voce corrispondente nelle opere volgari di Dante:
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Latino classico e tardoantico:
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Latino medievale:

poco att., spesso al passivo e in contesto fig. (Du Cange e DMLBS s.v. ramificare e Blaise Mediev. s.v. ramificor), vd. ad es. Ruggero Bacone, Quaest. in met., 9 Et ita potest considerari dupliciter; vel in se vel in quantum ramificatur ulterius in diversas formas, vel potentias (LLT); Ruggero Bacone, Opus Maius, II xii Haec autem duo genera philosophantium, scilicet Ionicum et Italicum, ramificata sunt per multas sectas et varios successores usque ad doctrinam Aristotelis, qui correxit ac mutavit omnium praecedentium positiones, qui philosophiam perficere conatus est (LLT); Agostino di Dacia, Rotulus, XII Et haec tria in omnes species peccatorum et modos ramificantur (LLT); Bonaventura, Brevil., V 4 Primum est qualiter gratia una ramificatur in habitus virtutum secundum est qualiter ramificatur in habitus donorum tertium est qualiter ramificatur in habitus beatitudinum (LLT); Aristotele, Hist. anim. (trad. Moerbeke), III 2, Bekker 512a Et apparent circa spleneticam et epaticam alie parum minores, quas ramificant et extollunt quando inciderit tristitia; hee adhuc et circa ventrem epaticum et spleneticum (ALD); Raimondo Lullo, Asc. et desc. int., dist. 4 Et ratione istius visionis intellectus indicat affatui, ut dicat, quod a vegetativa isti actus procedunt, scilicet radicare, truncificare, brancare, ramificare, foliare, florere et fructificare, sic, sicut a flamma lucere et calefacere procedunt (LLT).

Lessicografi medievali:
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Commentatori danteschi:
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Autore: Elena Vagnoni.
Data redazione: 30.04.2022.
Data ultima revisione: 15.08.2022.